Mal di testa, un tormento per un italiano su due

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Le cefalee sono di molti tipi diversi, alcune sono invalidanti e molto dolorose. L'11 maggio si celebra la giornata nazionale.

Chi non ha mai avuto un attacco di mal di testa alzi la mano. Secondo le statistiche sarebbero solo 2 su 10 a farlo.

E se la fascia di età più colpita dalle cefalee è quella fra i 18 e i 65 anni, i giovani non vengono di certo risparmiati – ne soffre il 40%– e neanche i più piccoli visto che il 10% dei bambini soffre addirittura di emicrania, la forma più grave di mal di testa.

“La malattia emicranica è diffusa e soprattutto va considerata una vera patologia e non una serie di crisi di frequenza e durata variabile”.

“E' vero che quando ci sono le crisi i sintomi sono più gravi e invalidanti, ma anche nel tempo cheintercorre fra un attacco e un altro i pazienti non riescono a vivere serenamente per la costante paura chearrivi”. Tanto che l'OMS ha identificato l'emicrania come la malattia che causa maggiore disabilità nella fascia di età fra i 20 e i 50 anni, in particolar modo alle donne che ne sono colpite tre volte più degli uomini da questa malattia.

Per favorire la conoscenza dei diversi tipi di cefalea e invitare chi ne soffre a parlare con gli specialisti si svolge l'11 maggio la XI Giornata nazionale del mal di testa che quest'anno vede riunite tutte e tre le società scientifiche che si occupano della patologia: la Società Italiana di Neurologia (Sin), la Società Italiana per lo studio delle cefalee (Sisc) e l'Anicerf.

I MAL DI TESTA SONO TANTI

Le cefalea più diffusa è quella di tipo tensivo, caratterizzata da un dolore di tipo costrittivo e dalla sensazione di avere un cerchio alla testa. Può essere classificata a partire dalla sua periodicità: infrequente, quella che tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita; frequente, quando ci sono crisi ripetute; e cronica, definita tale quando il dolore è presente per più di 15 giorni al mese da più di 3 mesi. Meno diffusa ma più invalidante è invece l'emicrania, in cui il dolore pulsante colpisce di solito solo metà del capo o del volto. Infine, la cefalea a grappolo, la forma più rara ma dall'impatto molto forte:

il dolore è lancinante e coinvolge l'area dell'occhio e dello zigomo. “In ogni caso per la diagnosi, che deve essere accurata e precisa, bisogna rivolgersi a uno dei Centri Cefalea, presenti nei principali ospedaliitaliani”, sottolinea Mancardi. “E' importante infatti assicurarsi che il mal di testa non sia un sintomosecondario di altra malattia, per esempio disturbi vascolari, tumori, infezioni, ipertensione, tanto per citarne alcune, o che sia causato da abuso di sostanze o da eventi traumatici”.

Le novità in campo terapeutico

Una volta ottenuta la diagnosi le cure ci sono: all'armamentario composto da antidolorifici e triptani, si aggiungono ora anche gli anticorpi monoclonali che agiscono su una sostanza prodotta da alcuni neuroni coinvolti nel processo che porta all'infiammazione neurogenica e quindi all'amplificazione degli stimolidolorosi. “Il target di questi nuovi farmaci si chiama Cgrp (Calcitonin Gene Related Peptide) e bloccandolosi riesce a diminuire la frequenza delle crisi”.

“Nei prossimi mesi ne avremo tre diversi a disposizione, ma nel giro di pochi anni arriveranno anche farmaci di sintesi che colpiscono sempre lo stesso bersaglio”.

Sebbene circa la metà dei pazienti coinvolti nelle sperimentazioni rispondano agli anticorpi monoclonali,infatti, c'è ancora un 25% che non ottiene alcun miglioramento. “Evidentemente - i meccanismi coinvolti nello sviluppo del dolore devono essere diversi e non solo quello che coinvolge Cgrp.
C'è ancora quindi da studiare ma i risultati ottenuti sono davvero importanti, soprattutto per i pazientiche finalmente hanno a disposizione una cura specifica”.

Fonte: Salute, Repubblica



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